Prestiti per ristrutturazioni di case non di proprietà: cosa bisogna sapere

Sono sempre più frequenti le richieste di un prestito per ristrutturazione casa al fine di realizzare quegli interventi che non possono essere affrontati in modo autonomo dal punto di vista economico. Interventi, i predetti, estetici o funzionali, e coinvolgenti, a seconda dei singoli casi, l’interno come l’esterno: può infatti trattarsi, a titolo esemplificativo, di nuove pavimentazioni o della sostituzione di impianti, siano essi idraulici, elettrici o di gas, o, ancora, della realizzazione di box o di parcheggi.

Con il prestito per ristrutturazione è possibile ottenere la concessione di un capitale sino all’80% del valore dell’immobile a seguito della sua ristrutturazione, ed i tempi per la concessione stessa sono assai rapidi, non essendo necessaria né un’ipoteca né il ricorso al notaio. Ma se la casa da ristrutturare non è la propria? Cosa succede in questo caso? Ci si può sempre avvalere della tipologia di finanziamento in oggetto? Ed in quali casi? Scopriamolo insieme proseguendo nella lettura.

Prestito per ristrutturazione: i tratti salienti

Prima di affrontare in dettaglio la tematica oggetto di questa trattazione, è opportuno illustrare quelle che sono le caratteristiche principali del prestito per ristrutturazione “classico”, quello cioè riguardante l’immobile di proprietà. Un prestito del quale ci si può servire nel caso in cui la liquidità personale non sia bastevole a far fronte a quelle migliorie occorrenti alla propria abitazione, siano esse strettamente necessarie, o tese a rendere semplicemente più confortevole l’abitazione stessa.

Abbiamo già anticipato che la procedura di finanziamento è snella e rapida, e che non contempla ipoteca né ricorso al notaio: la sola “limitazione”, se così si può dire, concerne il capitale erogabile, di circa 50.000 Euro, ma talora sono concesse somme superiori, sino a 75.000 Euro. Gli interventi attuabili con l’importo di danaro ottenuto possono essere di tre tipologie, ossia di manutenzione ordinaria (come ad esempio il rifacimento degli intonachi), di manutenzione straordinaria (la copertura dell’immobile, a titolo esemplificativo), o grandi opere (relativi alla modifica del perimetro dell’immobile o delle sue pertinenze).

Premessa la presenza nel contratto di prestito per ristrutturazione di ben determinati elementi – come in ogni contratto di prestito – quali il tasso d’interesse, l’importo e le modalità di concessione, o i maggiori oneri in caso di mora, non sono richiesti requisiti specifici per accedere al prestito in esame, a parte quelli “tradizionali”, tipici di qualunque tipologia di finanziamento: una situazione reddituale sicura ed una creditizia che dimostri l’attendibilità finanziaria del soggetto richiedente il prestito. In merito al primo punto, bisogna infatti considerare che la richiesta è strettamente legata, nella sua accettazione, a quello che è il livello di reddito del soggetto richiedente stesso, come pure al rapporto tra quest’ultimo e la possibile rata di rimborso. Per quanto concerne invece la “serietà” creditizia di colui che fa domanda del prestito, essa fa riferimento al passato del richiedente, con la verifica dell’assenza di eventuali protesti per crediti antichi. L’istituto di credito si affiderà poi anche a valutazioni di politiche di rischio, ossia a valutazioni delle richieste di credito fondate su analisi statistiche e sul controllo dei dati del soggetto richiedente presso più banche dati. Al fine di usufruire del prestito per ristrutturazione non dovranno poi ovviamente mancare le garanzie inerenti all’adempimento del debito, ossia il contratto a tempo indeterminato con annessa busta paga o una garanzia da parte di un soggetto terzo.

In particolare: se e quando chiedere il finanziamento per case non di proprietà

Una volta esposte le caratteristiche principali del prestito per ristrutturazione, possiamo ora tornare sull’argomento della nostra trattazione, chiedendoci cioè se è possibile usufruire di detta tipologia di finanziamento qualora l’immobile soggetto a ristrutturazione non sia di proprietà. La risposta, al riguardo, è positiva – in presenza della dimostrazione di un reddito consono e delle garanzie occorrenti per il sistema bancario – ma strettamente circoscritta a casi ben specifici, quelli cioè di giovani che risiedono nella casa intestata ai propri genitori: diversamente non si spiegherebbe il motivo per il quale ci si accollerebbe il rischio finanziario in ogni caso connesso ad un finanziamento. Solo un legame di parentela, dunque, giustificherebbe detto rischio.

Ecco allora, che in questo specifico caso – quello cioè, lo ripetiamo, di giovani che dimorano nell’immobile dei genitori – il prestito per ristrutturazione di case non di proprietà può sì essere sottoscritto, ma subordinatamente ad una condizione ben determinata ed imprescindibile: quella che vede i genitori iscritti nell’atto come “terzi datori di ipoteca”, poiché ad essi l’immobile appartiene e non è possibile l’iscrizione di ipoteca in mancanza di un preventivo consenso.

Dal punto di vista fiscale, tuttavia, va evidenziato come le spese di ristrutturazione di un immobile possano essere detratte nella dichiarazione dei redditi solamente qualora si sia proprietari dell’immobile stesso. E ciò spiega perché sia opportuno valutare con attenzione la possibilità di ricorrere ad un prestito per ristrutturazione nel caso in cui la casa da sottoporre a ristrutturazione non sia la propria. Una situazione, questa, che comunque continua ad essere piuttosto accademica e poco praticata per le motivazioni or ora esposte.