Come ottenere un prestito per ristrutturazione con reddito di cittadinanza: condizioni e info

Indice dei contenuti

Se avete bisogno di ristrutturare casa ma non avete liquidità a sufficienza e necessitate di un prestito, ma non avete altra garanzia da offrire all’istituto erogante se non il reddito di cittadinanza, quale può essere l’esito della pratica?

Intanto, chiariamo la natura del sussidio.

Cos’è il reddito di cittadinanza?

Per reddito di cittadinanza s’intende un sussidio economico erogato mensilmente dal Governo alle fasce più deboli e ai disoccupati, sulla base dell’attestazione Isee e di altri requisiti, come ad esempio la presenza di minori a carico o soggetti invalidi all’interno del nucleo familiare.

Va da sé che il beneficio verrà meno nel momento in cui il titolare otterrà un posto di lavoro o trascorsi i diciotto mesi, eventualmente rinnovabili se permangono i requisiti iniziali.

Da qui si evince che il reddito di cittadinanza non si connota come un’entrata fissa, ma temporanea e non permanente, in quanto suscettibile di revoca o sospensione, laddove vengano meno i criteri di erogazione.

Si può avere un prestito ristrutturazione con il reddito di cittadinanza?

Dalla premessa è facilmente intuibile che il reddito di cittadinanza, di per sé, non rappresenta una garanzia sufficiente per l’erogazione di un prestito, ad eccezione di rare casistiche, tantomeno un finanziamento finalizzato alla ristrutturazione della prima o seconda casa, che richiedono somme consistenti per poter mettere mano ai lavori di ordinaria o straordinaria manutenzione dell’immobile.

D’altronde, quando si parla di prestiti si fa riferimento a impegni assunti contrattualmente, che prevedono il saldo delle rate diluito su piani di ammortamento pluriennali, mentre il reddito di cittadinanza è una misura a termine, che non si protrae generalmente per anni.

L’unica eccezione che potrebbe contemplare l’ammissibilità del reddito di cittadinanza come garanzia può essere rappresentata dai piccoli prestiti veloci per liquidità, riservati a categorie senza busta paga, quali studenti, disoccupati o casalinghe che, però, possono tuttalpiù ottenere poche migliaia di euro, troppo poco per mettere mano alla ristrutturazione di casa.

Oltretutto, i controlli per la concessione o permanenza del reddito di cittadinanza sono annuali, dovendo presentare all’istituto previdenziale che lo eroga il certificato Isee rinnovato a gennaio di ogni anno.

Se l’ente erogante dovesse ravvisare un eventuale miglioramento nel quadro redditizio e patrimoniale del beneficiario il sussidio potrebbe subire una riduzione o essere, addirittura, revocato.

Alla luce di queste valutazioni si deduce la difficoltà degli istituti di credito a basarsi sul reddito di cittadinanza come unica garanzia per ottenere un prestito, men che meno un finanziamento per ristrutturazioni immobiliari.

Perché gli istituti di credito non si fidano?

La prima cosa che viene chiesta a chi chiede un prestito è il possesso di garanzie.

Abbiamo visto che il reddito di cittadinanza, da solo, non è una garanzia sufficiente per richiedere prestiti di grossa taglia, come possono essere quelli per ristrutturazione, tuttalpiù può essere considerato un ‘quid’ in più per l’ottenimento di piccole somme riservate a soggetti incapienti.

Nel caso di richiedenti con il solo reddito di cittadinanza, abbiamo appreso che è molto difficile, se non impossibile, trovare banche o finanziarie disposte a scucire ‘scampoli’ di liquidità.

Questo non soltanto perché il sussidio è una misura assistenziale a termine, che non rientra nei prodotti previdenziali presi a garanzia come, ad esempio, i contributi lavorativi che generano la pensione, aggredibile dalla cessione del quinto, ma anche per il fatto che il reddito di cittadinanza non è pignorabile, quindi in caso di insolvenza i creditori non potrebbero rivalersi sul debitore attraverso il pignoramento.

A maggior ragione, le società creditizie non avrebbero alcuna certezza di riavere indietro il dovuto qualora il contraente, titolare del solo reddito di cittadinanza, smettesse di saldare le rate.

L’unica soluzione è il garante

C’è solo un modo di ottenere un prestito di importo significativo per ristrutturare la propria casa pur essendo senza busta paga e percependo il reddito di cittadinanza, cioè quello di chiamare in causa un garante.

In questo modo, il reddito può dare una ‘spinta’ all’erogazione della liquidità necessaria per ristrutturare la propria abitazione principale o anche la seconda casa, ma solo in presenza di un fideiussore ‘radiografato’ dalla compagnia bancaria o finanziaria per accertarsi che abbia gli ‘attributi’ per poter garantire la solvibilità del prestito.

In questo caso, chi beneficia del solo reddito di cittadinanza, se accompagnato da un solido garante, può essere in grado di ottenere un prestito per ristrutturazione, in quanto l’onere dell’eventuale debito derivante dall’impossibilità di pagare le rate da parte del richiedente cadrebbe, automaticamente, sulle spalle del fideiussore.

Perché la pratica vada in porto, è necessario che il garante dimostri di avere un lavoro con contratto a tempo indeterminato o, in alternativa, una pensione consistente o rendite patrimoniali piuttosto sostanziose, oltre a uno storico creditizio pressoché immacolato, in quanto si connota come alter ego del debitore, proponendosi come ‘capro espiatorio’ in sua vece qualora il contraente non potesse onorare il rimborso del finanziamento.

Cessione del quinto con reddito di cittadinanza? No, grazie!

Scordatevi, invece, di ottenere un prestito ristrutturazione nella forma della cessione del quinto del reddito di cittadinanza.

In questo caso, come avviene anche per la pensione di cittadinanza, tale soluzione non è praticabile sul reddito in questione e i motivi sono facilmente deducibili in base a quanto finora argomentato.

L’operazione non è attuabile neanche nel caso l’importo del reddito eccedesse il valore della pensione minima, in quanto la cessione del quinto è praticabile solo su determinati tipi di assegni previdenziali, fatta eccezione per i sussidi di sostegni al reddito in cui si configura, appunto, il reddito di cittadinanza.

Ciò che, invece, si potrebbe fare è pagare le rate di un mutuo di acquisto o ristrutturazione prima casa con il reddito di cittadinanza.

Per il resto non si prospettano altre soluzioni per chi percepisce il reddito di cittadinanza ed è intenzionato ad accendere un prestito per ristrutturazione.

Concludendo…

Riassumendo, infatti, il reddito di cittadinanza non è sufficiente, senza la presenza di un buon fideiussore, ad ottenere un prestito per ristrutturazioni immobiliari.

Tuttalpiù, questa misura assistenziale può essere presa in considerazione come garanzia a breve termine solo nel caso di liquidità ‘col contagocce’, nelle varianti dei piccoli prestiti veloci per disoccupati e casalinghe, ma parliamo di briciole, quantificabili in poche migliaia di euro.

Per poter ambire a un prestito in grado di finanziare la ristrutturazione della prima o seconda casa, occorrono somme ben più consistenti, anche perché solitamente quando si mette mano ai lavori di ripristino dell’abitazione primaria o secondaria la lista delle opere non è, per così dire, smilza ma contempla numerosi interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria.

Per sua natura, il reddito di cittadinanza è un sussidio economico provvisorio, riservato alle fasce più deboli della popolazione e finalizzato al sostegno di famiglie e soggetti senza occupazione in cerca di lavoro, ma non si configura come uno strumento previdenziale ‘sine die’ quale può essere la pensione anticipata o di vecchiaia, erogate vita natural durante e, quindi, funzionali a garantire qualsiasi istituto di credito nella copertura di un finanziamento.

Diversamente, il reddito di cittadinanza è una prestazione assistenziale che si caratterizza per il fatto di avere i mesi contati, destinata a estinguersi al variare in meglio delle condizioni di precarietà e disoccupazione del richiedente e, comunque, non sufficiente a garantire l’erogazione di un prestito impegnativo, come quello per ristrutturazione, per il quale tutte le banche e le finanziarie chiedono ben altre garanzie.